INUTILE CERCARE DI FERMARE LE IDEE

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lunedì 27 maggio 2013

Elezioni amministrative 2013

E dopo le elezioni politiche 2013, che hanno visto l'esercito degli astensionisti superare di quasi il doppio (oltre 15.000.000 e mezzo di elettori) la lista che singolarmente ha preso più voti ed ha moralmente vinto le elezioni (M5S),

anche alle elezioni amministrative c'è stato un forte calo di affluenza.

Copio e incollo dalla fonte:


Forte calo dell’affluenza nei 563 comuni al voto: a livello nazionale è andato alle urne il62,38% degli aventi diritto, contro il 77,16 delle precedenti amministrative. Crollo ben oltre la media a Roma, dove ha votato poco più di un elettore su due: 52,80% contro il 73,66% delle precedenti amministrative per il Campidoglio. Il 21 per cento dei romani ha scelto di abbandonare le urne. L’ultima proiezione Piepoli/Rai dà in netto vantaggio il candidato del centrosinistra Ignazio Marino, al 41,4%. Staccato di 10 punti il sindaco uscente di centrodestra Gianni Alemanno, che a metà dello spoglio pensa già al secondo turno: “Dobbiamo portare metà dei romani al ballottaggio”, dichiara, e capire “il perché dell’astensionismo”. Calo netto rispetto all’exploit di febbraio per ilMovimento 5 Stelle, con Marcello De Vito fermo (sempre secondo le proiezioni) al 12,7%. De Vito parla di “calo” del M5S, “ma non drammatico”. Le proiezioni Tecnè/Skytg24 indicano una tendenza simile, con una forbice più ampia tra Marino e Alemanno: il 13% in favore del candidato del centrosinistra.
Questa mattina il presidente del Senato Piero Grasso ha commentato: “Mi dispiace che non ci sia una partecipazione popolare sentita – ha aggiunto Grasso – e non possiamo che prenderne atto.Dobbiamo lavorare molto di più per fare avvicinare sempre di più i cittadini alla politica del rinnovamento, alla politica assolutamente diversa. Quando ci riusciremo ci sarà il 100% dei votanti”.Marcello De Vito (M5S), questa mattina, aveva detto: “Un’astensione così alta vuol dire che c’è molta delusione, bisogna vedere quali sono le cause. Non so dire se ci favorirà”.
Commento personale:

Non mi stancherò mai di dire che in fin dei conti ci sono sempre meno ingenui fra la gente. L'unico problema è che la gente non sa come uscire dalle grinfie di coloro che fanno politica in Italia nelle stanze del potere e quello di astenersi dal voto elettivo è una delle uniche DUE alternative ... l'altra è la Democrazia Diretta.

Con l'astensione il popolo non legittima la classe politica che ha fatto i danni che ha fatto in circa un secolo, e con la Democrazia Diretta il popolo esercita realmente la sovranità che gli appartiene (art. 1 comma 2 Cost.) ... 

Col primo punto (l'astensione) si procede in senso positivo.
Col secondo punto (la democrazia diretta), purtroppo, le cose vanno molto a rilento (c'è poca partecipazione ... e per partecipazione non mi riferisco certo a quella che ha fatto intendere il presidente del Senato - v. l'articolo sopra).

Di una cosa sono fiducioso ... la pacchia per chi fa politica in Italia prima o poi dovrà finire perché la gente avrà molte pecche ma non è certo stupida del tutto.

Nota:
Alemanno vuole capire "il perché dell'astensionismo"...
E' molto semplice ... basta introdurre nella legge elettorale l'astensione, con il conteggio delle motivazioni del rifiuto delle schede elettorali e del voto messe a verbale da coloro che le fanno  inserire o allegare al verbale elettorale. Diventerebbe di una semplicità estrema comprendere le ragioni dell'astensione (v. questa proposta già inviata al Ministero dell'Interno - Ufficio legislativo e Relazioni col parlamento)

Ovviamente fino a che si diffonde la bufala che l'astensione attiva è una bufala (che non si è rivelata tale) non si conosceranno mai le vere ragioni di coloro che non votano più ... io le mie ragioni le ho espresse chiaramente (e non sono stato l'unico ... specie alle politiche 2013)

All'On. Marino invece, che ha dichiarato in TV che "il voto è la massima espressione della democrazia partecipata" farei invece osservare che il voto elettivo è un voto di delega dove il cittadino non partecipa affatto poiché attraverso quel voto fa partecipare e decidere tutto ai delegati votati :-).
Parlano i politici di partecipazione quando la quasi totalità delle amministrazioni comunali non ha fatto altro che ostacolare la partecipazione popolare prevista fin dal 1990 (art. 6 Legge n. 142/1990 - ora perfezionata dall'art. 8 Dlgs 267/00), a cominciare dagli ostacoli posti all'utilizzo degli istituti di cui al comma 3 del suddetto art. 8 Dlgs 267/00 e dalla mancanza di Regolamenti attuativi richiamati dagli Statuti comunali relativi agli istituti, appunto, di partecipazione popolare.

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