INUTILE CERCARE DI FERMARE LE IDEE

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giovedì 12 novembre 2015

Cos'è L'AgID ? ( Agenzia per l'Italia Digitale)

L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha il compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana (in coerenza con l’Agenda digitale europea) e contribuire alla diffusione dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, favorendo l'innovazione e la crescita economica.

Fra le principali funzioni di AgID:
  • coordinare le attività dell'amministrazione statale, regionale e locale, progettando e monitorando l'evoluzione del Sistema Informativo della Pubblica Amministrazione;
  • adottare infrastrutture e standard che riducano i costi sostenuti dalle singole amministrazioni e migliorino i servizi erogati a cittadini e imprese;
  • definire linee guida, regolamenti e standard;
  • svolgere attività di progettazione e coordinamento di iniziative strategiche per un’efficace erogazione di servizi online della pubblica amministrazione a cittadini e imprese;
  • assicurare l'uniformità tecnica dei sistemi informativi pubblici.
L'Agenzia sostiene la diffusione dell'innovazione digitale per contribuire allo sviluppo economico, culturale e sociale del Paese. Collabora con le istituzioni e gli organismi europei, nazionali e regionali aventi finalità analoghe, anche attraverso la stipula di accordi strategici, promuovendo l’alfabetizzazione digitale di cittadini e imprese, creando nuove conoscenze e opportunità di sviluppo.
Svolge inoltre i compiti necessari per l'adempimento degli obblighi internazionali assunti dallo Stato in materia di innovazione digitale, informatica e internet.


In sostanza L' AgID è un'ALTRA agenzia pubblica italiana istituita dallo Stato (dal Governo Monti per l'esattezza).

La legge che ha introdotto il mezzo telematico per ridurre la distanza fra la Pubblica Amministrazione e i cittadini e le imprese si chiama "Codice dell'Amministrazione Digitale" ed è il Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

L'art. 3 bis di detto codice recita:

"Domicilio digitale del cittadino

1. Al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione, secondo le modalità stabilite al comma 3, un proprio indirizzo di posta elettronica certificata quale suo domicilio digitale.
2. L'indirizzo di cui al comma 1 è inserito nell'Anagrafe nazionale della popolazione residente - ANPR e reso disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni e ai gestori o esercenti di pubblici servizi.
3. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e il Ministro delegato per l'innovazione tecnologica, sentita l'Agenzia per l'Italia digitale, sono definite le modalità di comunicazione, variazione e cancellazione del proprio domicilio digitale da parte del cittadino, nonché le modalità di consultazione dell'ANPR da parte dei gestori o esercenti di pubblici servizi ai fini del reperimento del domicilio digitale dei propri utenti."

Ergo:

Da soli 10 anni una legge dava la facoltà al cittadino di indicare un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) per facilitargli le comunicazioni e quindi il rapporto con la
Pubblica Amministrazione ... ma ... secondo le modalità stabilite dal comma 3 dello stesso articolo, ovvero:
secondo modalità che dovevano essere stabilite in futuro da un Decreto Ministeriale.

Per non perdere tempo (e vi assicuro che ce ne vuole tanto) nel cercare in rete se è stato emanato dal Ministero competente detto decreto o meno ho pensato:
A chi chiedere se non all'AgID ?

Infatti in data 26 ottobre 2015 ho scritto una PEC all'Agid chiedendo semplicemente:

"Buongiorno,
con la presente gradirei avere informazioni riguardanti il "Domicilio digitale del cittadino" poiché l'art.3 bis del codice dell'amministrazione digitale recita:

Domicilio digitale del cittadino
1. Al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione, secondo le modalità stabilite al comma 3, un proprio indirizzo di posta elettronica certificata quale suo domicilio digitale.
 Le mie domande sono:
- A chi devo comunicare il mio inidrizzo di posta elettronica certificata ? - Quali sono le modalità con cui comunicare il mio indirizzo di PEC ?
In attesa di un cortese riscontro porgo distinti saluti. Bruno Aprile"

Dopo una e-mail proveniente dall'Agid, attraverso la quale mi si comunicava il numero di protocollo della richiesta inviata, me ne giunge un'altra in data 9 novembre 2015 che dice:

"Gentile utente,abbiamo preso noi della segreteria in consegna la sua richiesta di informazioni e sollecitato gli uffici a darci un riscontro, il quale le sarà inviato quanto prima."


Non mi resta che attendere che L'Agid mi dica come è stata regolamentata (se lo è stata) la modalità di comunicazione del domicilio digitale del cittadino che si è dotato di PEC e vuole comunicarla per SEMPLIFICARE i rapporti con la P.A.

Semplificazione di cui i parassiti "eletti" parlano da decenni e che è stata stabilita da una legge 10 ANNI FA !

Chi mi legge da tempo saprà sicuramente quante volte ho ripetuto che le leggi non servono a niente se non vengono poi applicate (il compito di applicare le leggi spetta al Governo attraverso i suoi Ministeri, ma il Governo da tanto tempo ha deciso di svolgere maggiormente il ruolo del parlamento legiferando più del parlamento ... ed il parlamento italico ha accettato tale presa di posizione del Governo dandogli ogni volta la fiducia alle sue proposte di legge e convertendo in legge ogni decreto legge sfornato da esso).

AGGIORNAMENTO DEL 25 NOVEMBRE 2015

Oggi mi è giunta la risposta dall'AgID e figuriamoci se avessi intuito male !
L'unico appunto che per amor di precisione vorrei sottolineare è che il Dlgs indicato nella lettera di risposta alla mia richiesta non è corretto. Infatti l'art. 3bis che parla del "domicilio digitale del cittadino" è riferito al Dlgs 82/2005.
Il Dlgs 235/2010 modifica il Dlgs 82/2005 ma non abroga e/o modifica l'art. 3bis di quest'ultimo.
Mi preme precisarlo perché altrimenti sembra che il Ministero dell'Interno sia in ritardo di 5 anni anziché DIECI !
Ad ogni modo c'è da capirli i nostri poveri Governi perché dovendo assolvere due funzioni (esecutiva e legislativa) devono pur respirare ... non possono fare leggi (compito che spetterebbe al parlamento) e nello stesso tempo applicarle.


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