INUTILE CERCARE DI FERMARE LE IDEE

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ALL'INTERNO DI MOLTI POST CI SONO DEI COLLEGAMENTI IPERTESTUALI CHE RIMANDANO AD ALTRI POST O FONTI - SONO RICONOSCIBILI DAL COLORE DEL CARATTERE BLU IN GRASSETTO

mercoledì 11 gennaio 2017

Sfratti per morosità - dov'è lo Stato ?

Senza una casa si complica la vita a chiunque. 
Senza un tetto come si può:
  •  lavorare ?
  • Difendersi dalle malattie ? 
  • Difendersi dalla delinquenza ? 
  • Crescere i propri figli ?
Pur essendo un diritto di primaria importanza la classe politica, all’unanimità si può dire, oltre a non avere mai voluto affrontare seriamente il dilagante problema dell’Emergenza abitativa, pare che l’abbia intenzionalmente creato ed accentuato.

Chi non si interessa di politica, e soprattutto di leggi, non può sicuramente comprendere l’origine e la gestione del problema, come non interessa ai cittadini che non hanno questa spada di damocle sulla testa preoccuparsi dei propri simili che invece tale spada ha già colpito le loro teste, o ci sono molto vicini.

Un po di storia: 

Ai tempi che furono (Regno d’Italia) il deputato Luigi Luzzatti (partito “Destra storica”) presentò un disegno di legge che istituì l’edilizia sociale (case popolari), che fu poi facilitata dal fascismo.
Nel corso del tempo, per non appesantire lo Stato dell’onere di costruire alloggi atti allo scopo, fu introdotta la cosiddetta legge sull’equo canone (Legge 27 luglio 1978, n. 392) ... e già da allora si può intuire che l’intento della classe politica dirigente era quello di limitare tale “istituto” anziché rafforzarlo.
Con la Legge 9 dicembre 1998, n. 431 fu abolito definitivamente e totalmente l’equo canone (una sua prima abolizione parziale avenne con legge nel 1991).
Successivamente all’abolizione dell’equo canone il parlamento italiano emanò la legge sulla “cartolarizzazione” che permetteva alle amministrazioni locali di vendere le case popolari (Legge 30 aprile 1999, n. 130).

I primi aventi diritto all’acquisto delle case popolari messe in vendita erano gli affidatari che le occupavano. Ad essi veniva concesso un termine entro il quale acquistarle altrimenti venivano sfrattati.
Tutto questo ha prodotto dapprima un aumento dei canoni di locazione da parte dei proprietari di immobili ed all’aumento di richieste di case popolari da un sempre più crescente di meno abbienti, che aumentavano con l’aumento della crisi occupazionale ed economica... oggi a livelli inaccettabili.
Ma a prescindere dalle leggi che hanno provocato tutto questo e dalle forze politiche che le avevano emanate,

oggi ... chi deve occuparsi di tale fenomeno ?

Di fronte ai molteplici casi di sfratti e di sgomberi da occupazioni “abusive” (abusive un cazzo) che si moltiplicano e che guadagnano l’attenzione dei media, i sindaci dei vari Comuni usano il solito paravento delle mani legate (ma legate da chi ? da cosa ?).

Spunti di riflessione: 

La regolamentazione in materia di edilizia sociale (case popolari) è stata affidata dal parlamento alle Regioni, le quali hanno emanato leggi regionali che le amministrazioni comunali devono usare come guida per regolamentare a loro volta la materia a livello locale/comunale.
In definitiva l’edilizia sociale viene regolamentata da ogni Comune attraverso “deliberazioni” della giunta (organo esecutivo comunale), composta dal sindaco e dagli assessori.
Sulla direttiva della legge regionale la giunta di ogni Comune adotta i criteri di costruzione, ristrutturazione, adeguamento, assegnazione degli alloggi popolari che per legge devono esistere (non c’è un cazzo da fare).

Non solo devono esistere ma una parte di essi devono essere mantenuti fuori dalle assegnazioni di ordinaria richiesta.
Solitamente le leggi regionali stabiliscono una percentuale del 25% degli alloggi sociali per l’Emergenza abitativa, cosiddetti di “riserva”.

Cosa significa ?

Significa che se un Comune dispone di 16 case popolari, 12 di queste le dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) assegnare ai richiedenti aventi diritto che soddisfano i requisiti richiesti dalla giunta comunale, indicati nelle “deliberazioni” riguardanti la materia, e 4 le deve tenere di “riserva” (termine indicato nella legge regionale) per chi, per causa di forza maggiore, non può attendere i bandi e presentare regolare ed ordinaria richiesta. 

Ora consideriamo attentamente quanto segue:

Le amministrazioni comunali da chi sono composte ?
Da persone facenti parte degli stessi partiti in Regione e in Parlamento.
Credo che tutti sappiano che i partiti politici sono associazioni assolutamente verticistiche, prive di democrazia interna, ossia con dei capi che emanano direttive ai singoli membri iscritti che ricoprono cariche rappresentative.

Un sindaco, o una giunta comunale, che accusa il parlamento o il Ministero o la Regione per giustificare impotenza al problema sta solo prendendo in giro la gente che ha necessità urgenti e indipendenti dalla loro volontà.
Supponendo che la maggioranza parlamentare sia di destra, ed ha i numeri per emanare una legge mancante o per modificare una legge esistente sulla questione (ovviamente il ragionamento vale anche per la sinistra ed il centro) tutti i consigli regionali e comunali con maggioranza di destra dovrebbero far presente ai loro colleghi in Parlamento o in Regione (e alle dirigenze di partito soprattutto) che li stanno mettendo in difficoltà nello svolgere il loro ruolo su un problema di fondamentale importanza per la mancanza di leggi o per l’esistenza di leggi inadeguate (quindi da modificare).
All’inverso, la maggioranza parlamentare, o in consiglio regionale, di sua iniziativa potrebbe agevolare i colleghi di partito che governano i Comuni emanando una legge o modificando una legge esistente.

Lo scaricare le colpe e le responsabilità, come fanno sempre e da sempre i gruppi di opposizione (o di minoranza) ai gruppi di governo (o di maggioranza), agli stessi membri di partito e di maggioranza oltre che ridicolo è una palese presa in giro.

La realtà sotto gli occhi di tutti è che non esiste un solo Comune e/o Regione d’Italia che abbia tenuto conto di questa piaga dilagante che sta decimando moltissime famiglie (anche con disabili, bambini, infanti, anziani, malati).


  • Se invece di costruire case popolari vendi quelle che hai ... ti verranno a mancare.
  • Se invece di manutenere le case popolari che hai ... le lasci invecchiare sfitte ... ti priverai di altre case.
  • Se invece di assegnare le case popolari a chi ha veramente bisogno e monitorare se tale loro bisogno esiste ancora nel corso del tempo (c’è gente che chiede e ottiene la casa popolare e poi si indebita con la banca per acquistare una mercedes o un fuori strada), le assegni ad amici e parenti ... commetterai sempre ingiustizie e favoritismi inopportuni e ti mancheranno le case per le emergenze abitative.

In questo post un esempio:
http://brunoaprile.blogspot.it/2013/09/il-comune-di-alessandria-e-lemergenza.html


Che dovete fare se siete a rischio sfratto e volete capire come presentare almeno la domanda al Comune ?


  1. Cercare la Legge regionale in materia di edilizia sociale
  2. Cercare o chiedere al Comune la delibera (o le delibere) della giunta in materia di edilizia sociale ed emergenza abitativa.


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